Origini del Gruppo |
| Testi tratti da "Quaderno di Caccia", scritto in occasione dei tren'anni di Scoutismo a Cortona. |
Il pensiero
dell'A.E. di Don Antonio Mencaiini - 1997 Ritornare al novembre 1965 che segnò l'inizio del nuovo gruppo
scout a Cortona; rivedere con la memoria tanti ragazzi e ragazze (perché è impossibile
dimenticarli); Faccio un esempio. Nel 1952, con i ragazzi dell'oratorio S.
Francesco, iniziai il campeggio che tuttora porta il nome "S. Francesco". Per diversi anni la vita del campeggio si svolgeva, in qualche modo,
seguendo il metodo scout. I ragazzi dormivano in tenda, divisi in squadre di circa 10
unità con un capo ed un vicecapo. Ogni squadra aveva una bandierina raffigurante un animale, dal quale
la squadra prendeva nome. La giornata terminava con la recita di compieta e con il canto
"Al cader della sera", "Signor tra le tende schierati per salutare il dì
che muor, le note di canti accorati leviamo a tè calde d'amor". E' un canto tipicamente scout. Più non si poteva fare! Infatti, per
costituire un gruppo, occorreva la presenza di un capo scout "brevettato". E grazie a Dio, nel 1965, da Monza arrivò il capo: Francesco Cenci,
detto CECCO. Ricordo il primo incontro che ebbe con una ventina di ragazzi nel teatrino
dell'oratorio. Cecco espose loro con competenza, in modo brillante e avvincente il
metodo scout, soffermandosi specialmente sul mondo fantastico della giungla. Terminò con
queste parole: "Ecco, conosceremo e vivremo queste avventure meravigliose". I ragazzi (li rivedo come fosse oggi) corsero verso Francesco e
stringendosi a lui gli gridarono "Torna, Torna!" E Cecco tornò, ed è
ritornato: è stato l'artefice intelligente dello sviluppo del gruppo, sempre disponibile,
il punto di riferimento, per molti anni, di ognuno di noi. Ricordare questi 30-32 anni di
scoutismo soprattutto vuole dire dare nuovo slancio e contenuti all'impegno di servire gli
altri in ogni circostanza, di fare il proprio meglio per il bene del nostro paese e della
nostra chiesa e per lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato. Il tempo è passato!.... In questi anni è stato un avvicendarsi di ragazzi e ragazze: ai
padri ed alle madri si sono succeduti i figli e le fìglie....e l'esperienza continua... E
se questa associazione, per volere di Dio e con il Suo aiuto, ancora richiama ragazzi e
ragazze, è bene che continui a vivere e prosperare. A tutti auguro di saper costruire con coraggio, con lealtà, con
occhi attenti e allegri il grande gioco della vita. Termino, per dovere, ricordando coloro
che ci hanno preceduto nel ritorno alla casa del Padre, affidandoli alla Madonna degli
Scout, con la preghiera che tante volte abbiamo cantato insieme: "Lungo la strada bianca la croce apparirà E' croce che ci
ricorda chi ci ha lasciato già Pur Tu sotto una croce, Maria, restasti un dì Per loro ti
preghiamo sommessamente qui" Nutro la speranza che tanti giovani la cantino anche per me, quando
il Signore verrà per portarmi con Lui. |
Sono passate
molte avventure... di Giovanni Mencarini - 1991 Sono passate molte avventure e vicende vissute assieme ad altri
scouts da quella prima mitica riunione tenuta dal Cecco (Francesco Cenci) nell'oratorio
di S. Francesco, durante la quale noi ragazzi, increduli, stavamo ad ascoltare cosa fosse
la grande famiglia scout. Fu quasi per gioco che i nostri spiriti bollenti rimasero
incantati e portati fino a voler intraprendere questa stupenda avventura. Così, a seguito
di quella prima riunione, nacque la prima Sede, proprio nell'atrio dell'oratorio, che
però fu tenuta per poco tempo. I primi novizi, Giovanni Mencarini, Amedeo Cozzi, PierGiorgio
Tacconi, Alberto Battistoni, Roberto Pinna e Alessandro Garresi, con l'aiuto di Paolo N. e
del Cecco, trovarono una sistemazione dall'amico Don Renato Tacconi e, armati di buona
volontà, cominciarono ad eseguire lavori di muratura, imbiancatura e fu rifatto
l'impianto elettrico. Si cominciò col prendere contatto con altri gruppi scouts e la
prima vera esperienza di metodo scout si tenne a Vada, dove ci furono le prime promesse,
fra cui anche quella di Don Antonio, il futuro "Baloo". Poco tempo dopo il Cecco parte alla volta di Messina per servire la
Patria. Era il 1969 ed il branco delle "Vecchie Mura", da poco costituito e
guidato da "Akela", Memorabile fu il Grande Gioco che vide scontrarsi Romani e
Cartaginesi. Il campo fu una vera e concreta esperienza di vita e, fra difficoltà di ogni
genere, fu portato a termine in modo utile per tutti. In questi anni ci fu il tentativo di
costituire una squadriglia "libera" a Terontola. Furono giorni ricchi di entusiasmo ma ben presto, accertici delle
difficoltà e dell'impegno che ciò comportava, fummo costretti ad abbandonare il
progetto. Nel 1971, al Jamboree regionale tenutosi a Firenze, il Reparto si classificò
primo assoluto nell'attività di "Espressione" con la scenetta intitolata
"II fantasma del Girifalco". Il reparto era così composto: Capo Reparto Mencarini Giovanni, Assistente Ecclesiastico Don Antonio, gli esploratori erano Fabio Comanducci, Fabrizio Valli, Fabio Giuffrida, Maurizio Pinna, Mauro Luni, Giancarlo Cacini, Riccardo Tacconi, Francesco Pompili, e Fabrizio Salvicchi. Fu in quell'anno la drammatica esperienza di "Honolulu" (il Moro) che durante un gioco cadde in uè pozzo. Questo avvenimento viene tuttora ricordato, perché, credetemi, Qualcuno ci protegge. Il Campo Estivo del 1971 si tenne a Montemignaio as sieme al gruppo
dell'Arezzo IV. Il fuoco di bivacco ven ne fatto nella piazza del paese, assieme alla
cittadinan za ed ebbe un grande successo. Fu rappresentata la scenetta del malato che si
doveva operare. Questi gli interpreti: Giovannino nella parte del malato. Don Antonio
l'anestesista, Cecco il chirurgo, Buddha e Pinna gli assistenti. Venne utilizzata pomarola
in gran quantità con il divertimento di tutti. Con il passare degli anni ci furono altri spostamenti di Sede,
perché si diventava sempre più numerosi. E così il Clan si trasferì nella cosiddetta
"casina di Santa Margherita", nei campi sottostanti il piazzale del santuario.
Armati di buona volontà Sandro, Ademaro, Phao, Hati, Fabio, Cica, Honolulu e Peo,
cominciarono la ristrutturazione. Furono giornate di intenso lavoro. Si portò fuori molta terra e
sassi e le mani si riempirono di vesciche. Ci scappò anche l'infortunio al ginocchio
del nostro Baloo. Con la mia macchina trasformata in trattore e con l'ape di Gino,
riuscimmo a far piazza pulita di tutto il materiale tolto. Nel 1972, Civitella, stupenda cittadina della nostra vallata,
accolse le nostre grida e i nostri giochi. Il 1973 fu l'anno del "Campo della
Fraternità" a Lubriano con l'epico assalto della vecchia Civita , la "città
che muore". Nel 1974 Sestine ci fece vivere il "Campo della
Riconciliazione". Nel 1975 i lupetti e le coccinelle campeggiarono a Casa al Vento e gli esploratori a Pontenano. Certamente in tutti questi anni, di cose belle, anzi bellissime, ne
sono successe molte: quei ragazzi che cominciarono nel lontano 1965-67, oggi sono divenuti
capi scoprendo che lo scoutismo non è una scienza astrusa o diffìcile, ma piuttosto un
gioco pieno di allegria, pieno |